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Esteso Cbc dell’orecchio trattato mediante tecniche combinate
Inviato da Abrusci Vito

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Paziente di 77 anni, fototipo I, agricoltore ancora attivo, con danno solare severo.


Precedenti trattamenti chirurgici multipli per carcinomi cutanei.
Riferisce che la lesione dell’orecchio è apparsa circa 5 anni prima di evolvere sino ad acquisire l’attuale aspetto e caratteristiche.
Non se l’era fatta trattare, perché gli era stata proposta l’asportazione di parte dell’orecchio.

DIAGNOSI: Carcinoma basocellulare ulcerato (infiltrante al cartilagine?)

PROCEDURA IMPIEGATA: l’asportazione in blocco della metà superiore dell’ orecchio sarebbe una soluzione semplice ed anche logica se teniamo in conto la diagnosi clinica di sospetta infiltrazione al cartilagine.
In realtà, tenendo presente che l’infiltrazione al cartilagine è piuttosto rara, ma non impossibile, mi sono proposto di asportare il tessuto tumorale e constatare l’aspetto e la consistenza del cartilagine.
Se necessario, avrei asportato in blocco la porzione superiore dell’orecchio.
Dopo aver applicato anestesia locale infiltrativa (lidocaina al 2%, adrenalina e bicarbonato) ho asportato in blocco la neoplasia con margine di pelle sana da 3 a 5 mm, a seconda che si trattasse di margine netto o crostoso.
Dopo è stata realizzata emostasi meticolosa puntiforme con elettrocauterio.
L’aspetto del cartilagine sottostante la lesione sembrava clinicamente normale: ciononostante, la superficie cartilaginea è stata trattata mediante curettage energico, non avendo notato variazioni della consistenza in nessun punto.

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In seguito, abbiamo trattato tutto il cartilagine con 2 pass. di laser a CO2 in modalità superpulsata, con 18 Watts di potenza seguito da 2 pass. di laser ad Erbium.
Dopo il resurfacing realizzato con l’Erbium si ottiene una superficie pulita (foto 9b).

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Avendo eliminato il pericondrio, che favorisce notevolmente l’epitelizzazione, abbiamo realizzato diversi orifici con punch 3 per favorire la cicatrizzazione in seconda intenzione (foto 9c).
I frammenti di cartilagine sono stati inviati per valutazione istopatologica.
La ferita è stata medicata e coperta con garza vasellinata.

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L’evoluzione post-operatoria è stata nella norma.
Il paziente è stato visitato una settimana ed un mese dopo quando è stata fatta la foto 9d.
Al controllo dei 30 giorni abbiamo osservato una lieve ipertrofia del tessuto di granulazione che abbiamo trattato con Acido Tricloroacetico al 50%.

9e

È stato valutato ogni mese sino al 6° mese , quando è stata fatta la foto 9e.
Il paziente che sarebbe dovuto ritornare ogni 2 mesi per controllo, a causa di una frattura al femore  non è ritornato se non dopo 12 mesi dall’intervento.
Abbiamo notato una recidiva che clinicamente appariva come una lesione relativamente superficiale (foto 9f).

9f

È stata trattata mediante biopsia-shaving, seguita da curettage e resurfacing mediante laser a CO2 e laser ad Erbium con modalità e potenza simili a quelle del primo intervento.

Dopo 3 anni dal primo intervento (due dal secondo) non ci sono state nuove recidive.

La foto 9g evidenza il risultato 3 anni dopo il primo intervento.

COMMENTO: la chirurgia minimamente invasiva è un’alternativa che, in mani esperte, può risolvere diversi problemi, anche a livello oncologico, con ottimi risultati estetici e funzionali.
Mediante tecniche combinate e chirurgia minimamente invasiva è stato ottenuto un ottimo risultato.
La combinazione di tecniche non escissionali per il trattamento di lesioni oncologiche dev’essere eseguita da esperti in materia.
La cicatrizzazione per seconda intenzione in superfici concave si rivela una scelta eccellente.

Cordialmente,

Vito Abrusci
Dermatologo-Chirurgo Dermatologico
Milano

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