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Nevo congenito melanocitario trattato mediante laser ablazione

Inviato da Abrusci Vito | Classificato in: 3. Chirurgia Dermatologica, e. Laser e nuove tecnologie | lunedì 1 febbraio 2010

Ragazzo di 13 anni con nevus melanocitario congenito della coscia sinistra (foto 1).

Il paziente vuole eliminare la lesione per motivi estetici. Lui e i suoi genitori chiedono se è possibile eliminare in neo evitando la lunga cicatrice che gli è stata prospettata in diversi centri.
Riferiscono che il neo è stato seguito dal pediatra e dal dermatologo dalla nascita e, oltre ad aumentare in diametro con la crescita del ragazzo, non ha mai avuto cambiamenti preoccupanti.

L’esame clinico e dermatoscopico  ha evidenziato un neo melanocitario di circa 18 mm di diametro (foto 1a).

Abbiamo spiegato al paziente ed i suoi parenti che: è impossibile conoscere lo spessore dei nei congeniti melanocitari che a volte si estende in profondità sino al grasso. Spesso le cellule neviche melanocitarie raggiungono profondità diverse fra nei distinti e addirittura nello stesso neo (in nei congeniti giganti).
E’ stato chiarito che, molto probabilmente, sarebbero stati necessari diversi interventi mediante laser ablativi per poter, a volte, solo migliorare l’aspetto del neo. E’ stato anche spiegato che la nostra esperienza clinica e chirurgica ci orientava verso un neo di probabile estensione sino al derma reticolare/derma medio.
Sono stati d’accordo con questo tipo di soluzione con lo scopo di minimizzare la cicatrice.

PROCEDURA REALIZZATA:
è stata iniettata anestesia locale infiltrativa ( lidocaina al 2% con adrenalina e bicarbonato) e, dopo aver massaggiato per circa 2 minuti è stato realizzato uno shaving con lama N°20 per eliminare parte dello spessore del neo (che avremmo potuto distruggere mediante laser con un danno termico che avrebbe indotto cicatrizzazione ipertrofica e che non ci avrebbe consentito di realizzare l’esame istologico).

L’asportazione tangenziale è stata realizzata non andando in profondità oltre il derma papillare/porzione superiore del derma reticolare seguita da elettrocoagulazione puntiforme  e immediatamente dopo ablazione mediante laser a CO2 in modalità di onda continua (molto ablativo e distruttivo) seguito da laser a CO2 in modalità superpulsata. Il laser a CO2 compie il vero ruolo ablativo.
Infine la superficie trattata con CO2, e circa 3mm intorno di pelle sana è stata trattata con laser a Erbim fondamentalmente per distruggere uno spessore di tessuto nel quale risiede parte del danno termico, per radicalizzare in profondità,  per minimizzare la possibilità di cicatrici ipertrofiche e per accorciare l’eritema post-operatorio.

La ferita è stata detersa con acqua ossigenata, coperta con uno strato sottile di vaselina bianca per evitare la crosta ed  infine con cerotto di carta antiallergico color pelle.
Sono state consegnate delle istruzioni a macchina, per la gestione del post-operatorio che, sino al ritorno in clinica, consistono nel detergere le ferite una volta al giorno con acqua ossigenata, asciugare, applicare vaselina 8per evitare croste) e ricoprire con cerotto.


La foto 2a evidenza il neo congenito prima dell’intervento.

La foto 2b mostra l’aspetto della zona trattata 3 mesi dopo. Il colore scuro che si osserva è fondamentalmente eritema e iperpigmentazione post-infiammatoria dovuta alla aggressiva ablazione realizzata.

La foto 2c evidenza il risultato 8 mesi dopo l’intervento. Notare che persiste ancora un lieve eritema e iperpigmentazione post-infiammatoria.


Le foto 2a1-2b1-2c1 evidenziano l’esame alla luce di Wood.

In 2b1, 3 mesi dopo, con luce di Wood confermiamo l’assenza di neo residuo e la presenza d’iperpigmentazione post-infiammatoria.
La foto 2c1 mostra la lieve iperpigmentazione post-infiammatoria presente 8 mesi dopo l’intervento.

COMMENTI: il risultato clinico è stato ottimo. È stato possibile eliminare il neo melanocitario congenito evitando una cicatrice evidente di, almeno 5 cm di lunghezza.
Come si può osservare in 2c, ancora 8 mesi dopo l’intervento è in corso la riparazione del danno prodotto dopo l’ablazione profonda.
L’ablazione ha prodotto un danno profondo. Se la gestione post-operatoria di questo tipo d’intervento non è accuratissima, si producono sempre, con certezza, cicatrizzazione ipertrofica e/o iperpigmentazione o ipopigmentazione.
E’ fondamentale per evitare cicatrici ipertrofiche e cheloidi l’uso precoce di cortisonici fluorati potenti in crema e unguento che, se indicati in modo sbagliato, ritardano la cicatrizzazione o producono atrofia, telangectasie e iperpigmentazione.
Per minimizzare la possibilità d’iperpigmentazione bisogna gestire in modo adeguato la ferita impiegando acido retinoico e creme depigmentanti. Noi impieghiamo acido azelaico e idrochinone.

Il trattamento di un neo di queste dimensioni in questo modo è particolarmente difficile e rischioso tanto per l’ablazione stessa come per la difficile e lunga gestione post-operatoria.

È molto più semplice, veloce e sicuro (nel garantire l’asportazione) l’impiego di tecniche escissionali. In questo caso una semplice losanga o una plastica a W doppia avrebbe risolto il problema ma la cicatrice risultante non avrebbe avuto mai l’aspetto del risultato ottenuto con la tecnica di ablazione mediante combinazione di laser che abbiamo impiegato.

Pur facendo losanghe, plastiche a “W” e altre ricostruzioni possibili per una lesione simile, a mio figlio l’avrei operato come a questo paziente impiegando questa modalità “minimanente invasiva ma massimamente ablativa”.

Grazie anticipate per i tuoi commenti e per aver messo la tua esperienza a disposizione degli altri,
cordialmente,
Vito Abrusci
Dermatologo-Chirurgo Dermatologico
Milano

3 commenti »

  1. Commento di Blanca Almeida Jurado — 7 febbraio 2010 @ 19:35

    Excelente alternativa terapéutica Dr. Abrusci, tengo en todo caso una pregunta ¿porqué evitar la costra? cuando realizo excéresis de nevos compuestos de hasta 0.5 cm de diámetro luego de cortarlos con bisturí y electrofulgurar indico a mis pacientes que apliquen compresas d solución salina fría para que se forme una costra y luego que esté seca apliquen crema de hidrocortisona para que esta se desprenda suavemente y he tenido buenos resultados sin cicatrices pero yo pensaba que hacía lo correcto al parecer no es así, por favor doctor explíqueme por que no debe formarse la costra
    agradezco su amable atención
    Blanca Almeida Jurado

  2. Commento di vito abrusci — 9 febbraio 2010 @ 13:10

    Apreciada Dra. Almeida:
    antes que nada reciba un cordial saludo y mi agradecimiento por compartir con nosotros.

    Me voy a permitir comentarle como trato los nevus compuestos y dèrmicos y explicarle el porquè?

    Antes que nada uso anestesia infiltrativa a la que agrego adrenalina (1:100.000) y bicarbonato de sodio. La adrenalina para prolongar el efecto anestèsico y, en este tipo de casos en especìfico para aprovechar el efecto vasoconstrictor y con ello minimizar el sangrado para poder realizar un afeitado casi sin sangramiento. El bicarbonato alcaliniza la soluciòn anestèsica, y hace que el pH àcido de èste se aproxime al de la piel y con ello el ardor de la inyecciòn (similar al de una picada de abeja o de avispa) pràcticamente sea inexistente.
    Despuès de inyectar la anestesia, siempre en el plano subcutàneo para evitar estimular los receptores al dolor que estàn en dermis, masajeo la zona por 1-2 minutos para obtener un efecto vasoconstrictor màs ràpido.
    Una vez realizado el afeitado, trato de detener el escaso sangrado en capa empleando cloruro de aluminio al 40%, con el fin de evitar cauterizar o electrocoagular (para acortar la duraciòn del eritema post-operatorio). Si persiste algùn punto de sangramiento realizo cauterizaciòn puntiforme.
    Limpio la herida y el campo operatorio con agua oxigenada, aplico una capa muy delgada de vaselina sin olor sobre cada nevus operado y cubro directamente con adhesivo de papel antialèrgico (uso Micropore color piel).
    En el post-op, hago que el paciente limpie cada nevus operado una vez al dìa con agua oxigenada e hisopos y vuelva a aplicar vaselina + Micropore hasta que se obtiene la epitelizaciòn completa (entre 7-12 dìas dependiendo del diàmetro del nevus operado).
    El uso de la vaselina aumenta la velocidad de cicatrizaciòn favoreciendo la epitelizaciòn, disminuye la tasa de infecciòn y evita la costra (lo que a su vez aumenta la velocidad de epitelizaciòn ya que, como sabemos el defecto se rellena desde los bordes hacia el centro y desde la profundidad de los folìculos pilosos hacia afuera). La presencia de costra actua como una barrera que limita el avance de la epitelizaciòn y en algunas circunstancias puede inclusive determinar que, al no rellenarse bien el defecto, quede una herida deprimida (èsto por supuesto mucho màs probablemente se verifica en heridas màs extensas y profundas).
    Nunca dejo formar costras despuès de afeitado. Tampoco despuès de làser ablaciòn agresiva y profunda como podrà encontra en algunos casos descritos en este blog, como por ej. rejuvenecimiento ablativo o tratamiento de ùlceras profundas y/o extensas de miembros inferiores, entre otras.
    Empleo el corticosteroide una vez epitelizada la herida con el fin de hacer que el eritema se haga menos evidente y dure menos.
    A su completa disposiciòn,
    cordialmente,
    Vito Abrusci
    Milano

  3. Commento di Blanca Almeida Jurado — 11 febbraio 2010 @ 08:16

    Esstimado DR. Abrusci, agradezco infinitamente su gentileza, caballerosidad y respeto hacia sus colegas lo cual se demuestra en su forma de responder mi pregunta. Soy fiel admiradora de sus trabajos y del gran conocimiento que posee.
    Muchas bendiciones y siga ilustrándonos con sus excelentes casos.
    Blanca Almeida Jurado

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